Letture

Sei solo un proletario con un completo tre bottoni

“Guardati attentamente allo specchio, David. Cosa vedi? Qualcuno che non ti piace granché. Quando avevi vent’anni ti accettavi con i difetti e tutto. Poi è iniziato il disincanto. A trent’anni la tua tolleranza si stava esaurendo. Non eri del tutto affidabile, e sapevi di essere incline al compromesso. Il futuro stava già allontanandosi, i sogni luminosi scivolavano sotto l’orizzonte. E adesso sei solo una quinta teatrale, basterebbe una spinta e l’intera scena crollerebbe ai tuoi piedi. A volte hai l’impressione di vivere la vita di qualcun altro, in una strana casa che hai affittato per sbaglio. Il ‘te’ che sei diventato non è il tuo vero io”. Continue reading

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Appunti

Cos’è bene e cos’è male? (Ulteriore storia dei fucili)

Fucili - Vollmann

“Cosa resta da aggiungere rispetto ai fucili? Non sarà pigrizia mentale, incolparli di tanti problemi? In fondo non c’entravano niente con i trasferimenti forzati. Non possiamo dimostrare che abbiano provocato la carestia o decimato la selvaggina. Reepah non doveva spararsi; avrebbe potuto suicidarsi in un altro modo. La prima volta che dici ti amo in un’altra lingua hai la stessa sensazione potente di quando lo hai detto per la prima volta nella tua, allo stesso modo l’ipotesi dei fucili suona convincente, ma ci sono sempre nuove lingue da imparare…”

William T. Vollmann, I Fucili, Minimum Fax

 

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Appunti

Carpiato indietro: tu non sai cos’è quel tuffo

Casalibri - La stiva e l'abisso - Michele Mari“…è vivere che è tremendo, uno attraversa un giorno dopo l’altro e in un cantuccino della sua testa continua a dirsi: questa è la vita, boh, qualcosa succederà, la tal cosa si sistemerà, la talaltra prima o poi andrà a posto, quel che è certo è che per ora sono uno che vive e intanto quelle cose, che poi non sono mai come uno se le aspettava, sono solo dei ricordi, sì, poniamo che tu ti ripari il tetto della casa: tu credi di star facendo quella riparazione, in realtà stai solo costruendo un ricordo, è solo questa la vita, una continua fabbrica di ricordi, il che vuol dire che anche da vivi non facciamo altro che morire, ragiona, quando noi ci ricordiamo di noi stessi in genere ci commuoviamo, no? ci inteneriamo, diventiamo malinconici, e perché? Perché in quel momento è come se pensassimo ai nostri cari defunti, al nostro papà o al nostro nonno, perché non ci siamo più, quei noi là, solo che siccome i vivi non smettono mai di guardare avanti si dimenticano della verità, e la verità è dietro, è il dietro la nostra verità, sono tutte quelle piccole morti di noi stessi che ci hanno accompagnato fin dalla nascita, e questo lo capisci veramente solo una volta, quando rivedi la tua vita tutt’insieme e tutt’intera, perché non puoi più guardare avanti, capisci? c’è solo il dietro, è come se il dietro, dopo averti seguito di nascosto nel bosco, come un assassino, ti raggiungesse con una corsettina e si presentasse, lo guardi e vedi che ha la tua faccia, capisci? capisci? Ecco, nel brevissimo istante di quel tuffo io ho capito che nella vita l’unica cosa a succedere è la morte”.

Michele Mari, La stiva e l’abisso

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Letture

Nicoletta Bianconi – Qualcosa di giallo. Vita di un rappresentante di moquette

Casalibri - Nicoletta Bianconi - Qualcosa di giallo
Nicoletta Bianconi – Qualcosa di giallo. Vita di un rappresentate di moquette – Sempremai

Un libro fuori misura, un piccolo saggio di buona e originale scrittura: uno di quei racconti “intimi” che hanno il dono di appassionare il lettore dal primo all’ultimo rigo. 


di CasaLibri

Color aviazione”, o se preferite blu nostalgia: sono quelle del ricordo le tinte più forti del lavoro d’esordio di Nicoletta Bianconi – Qualcosa di giallo. Vita di un rappresentante di moquette (Sempremai). Messa da parte la suggestione cromatica del titolo, il libro racconta la storia di una donna – omonima e alter ego dell’autrice – alle prese con la scrittura di un romanzo poliziesco e, soprattutto, con un Tempo al quale sente di non appartenere. Continue reading

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Appunti

Io sono l’isola

CASALIBRI - Ballard - L'isola di Cemento “A mano a mano che girovagava, Maitland scoprì che il suo corpo e il dolore nella gamba gli importavano sempre meno. Incominciò a muovere quel guscio, dimenticando dapprima l’arto offeso e poi tutte e due le gambe, cancellando qualsiasi coscienza dei bruciori al petto e al diaframma. Continue reading

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