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La mia famiglia e altri animali

In quei primi giorni di esplorazione Roger era il mio compagno inseparabile. Insieme ci avventuravamo sempre più lontano, scoprendo silenziosi e remoti uliveti che bisognava esplorare e ricordare, facendoci strada in mezzo a un dedalo di mirti pieni di merli, inoltrandoci in valli anguste dove i cipressi gettavano un manto d’ombra misteriosa e color inchiostro. Continue reading

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Lincoln nel Bardo, o di due realtà transitorie che hanno maturato un sentimento reciproco

Ecco, devo dire, Elson – perdonami se t’interrompo – che io non vengo da esperienze dure come quelle che hai descritto. Mr Conner e la sua brava moglie, e tuti il loro figli e nipoti, per me erano come una famiglia. Non mi hanno mai separato da mia moglie né dai mie figli. Mangiavamo bene, non ci picchiavano mai. Ci avevano dato una casetta gialla, piccola ma graziosa. Una buona soluzione, a conti fatti. Tutti gli uomini sono soggetti a limitazioni delle loro libertà; nessuno è del tutto libero. Io (mi pareva il più delle volte) stavo semplicemente vivendo una versione esagerata della vita di chiunque: adoravo mi a moglie e i nostri figli, e facevo quel che farebbe qualunque lavoratore, agivo per il loro bene e per continuare a vivere tutti insieme in allegria; ovvero mi sforzavo di essere un sevo bravo e onesto presso delle persone che erano, per nostra fortuna, brave e oneste. Continue reading

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Cos’è bene e cos’è male? (Ulteriore storia dei fucili)

Fucili - Vollmann

“Cosa resta da aggiungere rispetto ai fucili? Non sarà pigrizia mentale, incolparli di tanti problemi? In fondo non c’entravano niente con i trasferimenti forzati. Non possiamo dimostrare che abbiano provocato la carestia o decimato la selvaggina. Reepah non doveva spararsi; avrebbe potuto suicidarsi in un altro modo. La prima volta che dici ti amo in un’altra lingua hai la stessa sensazione potente di quando lo hai detto per la prima volta nella tua, allo stesso modo l’ipotesi dei fucili suona convincente, ma ci sono sempre nuove lingue da imparare…”

William T. Vollmann, I Fucili, Minimum Fax

 

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Carpiato indietro: tu non sai cos’è quel tuffo

Casalibri - La stiva e l'abisso - Michele Mari“…è vivere che è tremendo, uno attraversa un giorno dopo l’altro e in un cantuccino della sua testa continua a dirsi: questa è la vita, boh, qualcosa succederà, la tal cosa si sistemerà, la talaltra prima o poi andrà a posto, quel che è certo è che per ora sono uno che vive e intanto quelle cose, che poi non sono mai come uno se le aspettava, sono solo dei ricordi, sì, poniamo che tu ti ripari il tetto della casa: tu credi di star facendo quella riparazione, in realtà stai solo costruendo un ricordo, è solo questa la vita, una continua fabbrica di ricordi, il che vuol dire che anche da vivi non facciamo altro che morire, ragiona, quando noi ci ricordiamo di noi stessi in genere ci commuoviamo, no? ci inteneriamo, diventiamo malinconici, e perché? Perché in quel momento è come se pensassimo ai nostri cari defunti, al nostro papà o al nostro nonno, perché non ci siamo più, quei noi là, solo che siccome i vivi non smettono mai di guardare avanti si dimenticano della verità, e la verità è dietro, è il dietro la nostra verità, sono tutte quelle piccole morti di noi stessi che ci hanno accompagnato fin dalla nascita, e questo lo capisci veramente solo una volta, quando rivedi la tua vita tutt’insieme e tutt’intera, perché non puoi più guardare avanti, capisci? c’è solo il dietro, è come se il dietro, dopo averti seguito di nascosto nel bosco, come un assassino, ti raggiungesse con una corsettina e si presentasse, lo guardi e vedi che ha la tua faccia, capisci? capisci? Ecco, nel brevissimo istante di quel tuffo io ho capito che nella vita l’unica cosa a succedere è la morte”.

Michele Mari, La stiva e l’abisso

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Io sono l’isola

CASALIBRI - Ballard - L'isola di Cemento “A mano a mano che girovagava, Maitland scoprì che il suo corpo e il dolore nella gamba gli importavano sempre meno. Incominciò a muovere quel guscio, dimenticando dapprima l’arto offeso e poi tutte e due le gambe, cancellando qualsiasi coscienza dei bruciori al petto e al diaframma. Continue reading

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I giorni tuoi perduti

Casalibri - I giorni tuoi perduti - BuzzatiQualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion. Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone. Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Continue reading

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Mille e una morte

Casalibri - La vita agra - Bianciardi“Io, lo giuro, non ho paura della morte, ma l’agonia sì, mi fa paura, specialmente quando dura anni e ti mozza il lavoro, e tu stai male, avresti bisogno di riposarti e di guarire, e invece continuano a tafanarti i padroni di casa, i letturisti della luce, Mara con la comunione e le palline del bimbo, le tasse, i rappresentanti di commercio, i datori di lavoro, i medici, i farmacisti, le cambiali, gli esattori dell’abbigliamento. L’agonia continua fino a che a tutti costoro sembri che ci sia il modo di levarti di corpo qualcosa ancora e fino a che tu abbia la forza di continuare. Poi lasciano che tu muoia”.

Luciano Bianciardi, La vita agra

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Proibito esistere senza documenti

Casalibri - Senza documenti, proibito esistere<<Una questione? Quale? … Ah, sì, è una cosa molto semplice. Mi serve un documento, Filipp Filippovic.>>

Filipp Filippovic trasalì. <<Ehm… Diavolo… Un documento! Effettivamente… Ehm… però forse si può fare anche senza…>> il tono della sua voce era incerto e afflitto.

<<Ma scusate,>> rispose reciso il tipo <<come si può farne a meno? Questa poi… Eppure, scusate, lo sapete anche voi che a uno uomo privo di documenti è severamente proibito di esistere. Innanzitutto il Domkon!>>

Michail Bulgakov, Cuore di cane

 

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Superfluo come lui non c’era nessuno al mondo

CASALIBRI - BELAFONTE - FUGA SENZA FINE“Tunda andava al porto quando le navi arrivavano. Pur sapendo che erano i soliti vecchi battelli locali, che al più trasportavano gli impiegati del paese e qualche raro mercante forestiero di caviale, tuttavia seguitava a immaginare che quelle navi venissero da mari sconosciuti. Le navi sono i soli mezzi di trasporto a cui si attribuiscono tutti i viaggi avventurosi. Ogni comune imbarcazione, ogni comoda zattera, ogni misera barca da pesca potrebbe aver assaggiato l’acqua di tutti i mari. Per un uomo che sta su una sponda tutti i mari sono uguali. Ogni piccola onda è sorella di altre più grandi e pericolose”.

Joseph Roth, Fuga senza fine

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La stiva e l’abisso – Il mare che non si vede

“Ma ciò che mi ha più impressionato è l’aver appreso che, dall’interno della stiva, e ancor più della sentina, non solo si percepisce ravvicinato e vivissimo il rumore del corpo e dei cavi che sfregano contro la carena, ma si possono anche sentire le grida subacquee del suppliziato. Sì, perché quel viaggio nel buio e nel gelo io me lo sono sempre immaginato muto, come una vicenda di rassegnazione, o come l’ingresso timoroso e un po’ stupefatto in un solenne mistero: il mistero del mare che non si vede, del mare nascosto dalla mole nera della nave. Invece ora vengo a sapere di una lotta, di una disperata resistenza al mistero, cioè di un attaccamento del condannato alla propria terrigna, legnosa, carnale umanità: e il cambiamento auspicato, allora? Quell’evoluzione profonda, intima (oserei dire quell’alterazione chimica) di uno spirito proteso alla conoscenza del proprio spavento? Un urlo solo, è evidente, la nega”.

Michele Mari, La stiva e l’abisso, Einaudi

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