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Proibito esistere senza documenti

Casalibri - Senza documenti, proibito esistere<<Una questione? Quale? … Ah, sì, è una cosa molto semplice. Mi serve un documento, Filipp Filippovic.>>

Filipp Filippovic trasalì. <<Ehm… Diavolo… Un documento! Effettivamente… Ehm… però forse si può fare anche senza…>> il tono della sua voce era incerto e afflitto.

<<Ma scusate,>> rispose reciso il tipo <<come si può farne a meno? Questa poi… Eppure, scusate, lo sapete anche voi che a uno uomo privo di documenti è severamente proibito di esistere. Innanzitutto il Domkon!>>

Michail Bulgakov, Cuore di cane

 

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Superfluo come lui non c’era nessuno al mondo

CASALIBRI - BELAFONTE - FUGA SENZA FINE“Tunda andava al porto quando le navi arrivavano. Pur sapendo che erano i soliti vecchi battelli locali, che al più trasportavano gli impiegati del paese e qualche raro mercante forestiero di caviale, tuttavia seguitava a immaginare che quelle navi venissero da mari sconosciuti. Le navi sono i soli mezzi di trasporto a cui si attribuiscono tutti i viaggi avventurosi. Ogni comune imbarcazione, ogni comoda zattera, ogni misera barca da pesca potrebbe aver assaggiato l’acqua di tutti i mari. Per un uomo che sta su una sponda tutti i mari sono uguali. Ogni piccola onda è sorella di altre più grandi e pericolose”.

Joseph Roth, Fuga senza fine

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La stiva e l’abisso – Il mare che non si vede

“Ma ciò che mi ha più impressionato è l’aver appreso che, dall’interno della stiva, e ancor più della sentina, non solo si percepisce ravvicinato e vivissimo il rumore del corpo e dei cavi che sfregano contro la carena, ma si possono anche sentire le grida subacquee del suppliziato. Sì, perché quel viaggio nel buio e nel gelo io me lo sono sempre immaginato muto, come una vicenda di rassegnazione, o come l’ingresso timoroso e un po’ stupefatto in un solenne mistero: il mistero del mare che non si vede, del mare nascosto dalla mole nera della nave. Invece ora vengo a sapere di una lotta, di una disperata resistenza al mistero, cioè di un attaccamento del condannato alla propria terrigna, legnosa, carnale umanità: e il cambiamento auspicato, allora? Quell’evoluzione profonda, intima (oserei dire quell’alterazione chimica) di uno spirito proteso alla conoscenza del proprio spavento? Un urlo solo, è evidente, la nega”.

Michele Mari, La stiva e l’abisso, Einaudi

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Quant’è che vi danno, per esibirvi sulle funi?

No, non mi piaceva lavorare. Avrei preferito poltrire e pensare a tutte le belle cose che si possono fare. Non mi piace lavorare – non piace a nessuno – ma mi piace ciò che nel lavoro è insito – la possibilità di trovare te stesso. La tua realtà – per te, non per gli altri – ciò che nessun altro uomo potrà mai sapere. Loro vedono soltanto l’apparenza e non sono mai in grado di capire che cosa realmente significhi’ […] Continue reading

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Così, mi sa che è la mia vita

Byron ancora si domandava perché l’altro rimaneva a Jefferson, quasi in vista e a portata d’orecchio della chiesa che lo aveva ripudiato ed espulso. Una sera Byron glielo domandò. <<Tu perché passi i tuoi sabati pomeriggio a lavorare all’officina mentre gli altri operai si divertono in città?>> disse Hightower. <<Non lo so>> disse Byron. <<Così, mi sa che è la mia vita>>. <<E anch’io, mi sa che è la mia vita>> disse l’altro. ‘Ma adesso so perché è così’ pensa Byron. ‘E’ perché uno ha più paura dei guai che potrebbe avere che di quelli che ha già. Si aggrappa ai guai ai quali è abituato piuttosto che rischiare di cambiare. Un uomo può parlare di come gli piacerebbe sfuggire alle persone vive. Ma sono i morti quelli che gli fanno più male. Sono i morti che se ne stanno belli tranquilli in un posto e non cercano di trattenerlo, quelli a cui non può sfuggire’.                         

William Faulkner, Luce d’agosto

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Quel che resta quando non resta niente

Inutile nascondersi la verità. Non reagisco più come prima. Adesso faccio fatica a piangere. Dentro di me, intorno a me, qualcosa è cambiato. Le strade si sono svuotate, nelle città non c’è quasi più nessuno, e ancora meno nelle campagne e nelle foreste. Il cielo si è rischiarato ma resta cupo. La pestilenza delle grandi fosse comuni è stata lavata da innumerevoli anni di vento ininterrotto. Certi spettacoli mi addolorano ancora. Altri, no. Certe morti sì. Altre, no. Ho l’aria di uno sul punto di singhiozzare, ma poi non esce niente. Devo andare dal regolatore di lacrime.  Continue reading

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La palude dei bei sogni

CASALBRI - Angeli minori - Volodine“Dopo trentadue anni di miserabile calma piatta feci un sogno dove alcune persone mi assicuravano di aver incontrato recentemente Sophie Gironde. Mi aveva fatto soffrire molto durante i tre decenni appena trascorsi e, se volevo conservare qualche possibilità di non perderla di vista, occorreva che m’insediassi, a qualsiasi costo, all’interno di quel sogno e che lì l’attendessi”.

Antoine Volodine, Angeli minori, L’orma editore

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Il mostro

“Stefano cominciò a navigare, dando prova di qualità marinare, di resistenza alle fatiche, di animo intrepido. Navigava, navigava, e sulla scia del suo bastimento, di giorno e di notte, con la bonaccia e con la tempesta, arrancava il colombre. Egli sapeva che quella era la sua maledizione e la sua condanna, ma proprio per questo forse non trovava la forza di staccarsene. E nessuno a bordo scorgeva il mostro, tranne lui”. 

Dino Buzzati, Il colombre

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Destati, uccisi. O peggio ancora.

“E quando il mare fu immobile, il re tacque. Immaginava lo attendessero nuove avventure. E a un signore certo si confà d’affrontare le avversità con sdegno e senza sorriso, come se non avesse importanza combattere, essere destati o uccisi. O peggio ancora”.

P_20180215_193045 Antoine Volodine, Gli animali che amiamo, Intrarcane, 66thand2nd

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Luca Bernardi – Medusa: “Storia di una mente in liquefazione”

Un romanzo graffiante ed elettrico che percorre le strade imprevedibili della follia ” (Tunué).

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Luca Bernardi – Medusa – Tunué

“Questa <<Medusa>> ha il potere di pietrificare il linguaggio”

Paolo Sortino, Il Giornale


di CasaLibri

Romanzo di formazione, noir, racconto post-adolescenziale o di fantascienza: trovare un genere letterario nel quale incasellare un libro come “Medusa” è una impresa pressoché impossibile. Il lavoro d’esordio del venticinquenne Luca Bernardi, edito da Tunué nella collana curata da Vanni Santoni, è infatti materia talmente viva da non adattarsi per nulla alle solite, asfissianti classificazioni di genere. “Medusa”, per usare le parole dello stesso autore, è soprattutto la storia di “una mente in stato di liquefazione“. Un ventenne ossessionato dagli extraterrestri e dall’idea di compilare un “Dizionario semiologico abissale” trascorre le vacanze estive con i genitori, sulla costa tirrenica. Gioca a ping-pong, fantastica sulle ragazze, “commercia” con gli alieni e tenta faticosamente di tenere a bada la sua psicosi. Durante una festa in casa dei ricchi zii, perso ormai il controllo, decide di partire verso la riviera romagnola in compagnia di tre amici d’infanzia cinici e irrequieti. Una fuga, o per meglio dire “un autoinseguimento” che finirà inesorabilmente per mettere il giovane protagonista a confronto con i suoi peggiori fantasmi.

“Ti insegniamo noi! Noi chi? Le amichette culi dislessici? I compagnucci analfabeti? Annaspo all’idea di quali orrori possano sprigionarsi da tre lettere. Di ogni parola sempre ho sospettato, diceva il mio mentore Scardanelli, ma su tutte quelle che risucchiano i più nell’uno. Noi amici, noi nemici, noi buoni, noi cattivi, noi neri, noi bianchi, noi maschi, noi femmine, noi scemi, noi svegli, noi padri, noi figli? Noi scarafaggi?”

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