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I giorni tuoi perduti

Casalibri - I giorni tuoi perduti - BuzzatiQualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion. Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone. Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Continue reading

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Mille e una morte

Casalibri - La vita agra - Bianciardi“Io, lo giuro, non ho paura della morte, ma l’agonia sì, mi fa paura, specialmente quando dura anni e ti mozza il lavoro, e tu stai male, avresti bisogno di riposarti e di guarire, e invece continuano a tafanarti i padroni di casa, i letturisti della luce, Mara con la comunione e le palline del bimbo, le tasse, i rappresentanti di commercio, i datori di lavoro, i medici, i farmacisti, le cambiali, gli esattori dell’abbigliamento. L’agonia continua fino a che a tutti costoro sembri che ci sia il modo di levarti di corpo qualcosa ancora e fino a che tu abbia la forza di continuare. Poi lasciano che tu muoia”.

Luciano Bianciardi, La vita agra

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Proibito esistere senza documenti

Casalibri - Senza documenti, proibito esistere<<Una questione? Quale? … Ah, sì, è una cosa molto semplice. Mi serve un documento, Filipp Filippovic.>>

Filipp Filippovic trasalì. <<Ehm… Diavolo… Un documento! Effettivamente… Ehm… però forse si può fare anche senza…>> il tono della sua voce era incerto e afflitto.

<<Ma scusate,>> rispose reciso il tipo <<come si può farne a meno? Questa poi… Eppure, scusate, lo sapete anche voi che a uno uomo privo di documenti è severamente proibito di esistere. Innanzitutto il Domkon!>>

Michail Bulgakov, Cuore di cane

 

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Superfluo come lui non c’era nessuno al mondo

CASALIBRI - BELAFONTE - FUGA SENZA FINE“Tunda andava al porto quando le navi arrivavano. Pur sapendo che erano i soliti vecchi battelli locali, che al più trasportavano gli impiegati del paese e qualche raro mercante forestiero di caviale, tuttavia seguitava a immaginare che quelle navi venissero da mari sconosciuti. Le navi sono i soli mezzi di trasporto a cui si attribuiscono tutti i viaggi avventurosi. Ogni comune imbarcazione, ogni comoda zattera, ogni misera barca da pesca potrebbe aver assaggiato l’acqua di tutti i mari. Per un uomo che sta su una sponda tutti i mari sono uguali. Ogni piccola onda è sorella di altre più grandi e pericolose”.

Joseph Roth, Fuga senza fine

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La stiva e l’abisso – Il mare che non si vede

CASALIBRI - La stiva e l'abisso - Katie Scott“Ma ciò che mi ha più impressionato è l’aver appreso che, dall’interno della stiva, e ancor più della sentina, non solo si percepisce ravvicinato e vivissimo il rumore del corpo e dei cavi che sfregano contro la carena, ma si possono anche sentire le grida subacquee del suppliziato. Sì, perché quel viaggio nel buio e nel gelo io me lo sono sempre immaginato muto, come una vicenda di rassegnazione, o come l’ingresso timoroso e un po’ stupefatto in un solenne mistero: il mistero del mare che non si vede, del mare nascosto dalla mole nera della nave. Invece ora vengo a sapere di una lotta, di una disperata resistenza al mistero, cioè di un attaccamento del condannato alla propria terrigna, legnosa, carnale umanità: e il cambiamento auspicato, allora? Quell’evoluzione profonda, intima (oserei dire quell’alterazione chimica) di uno spirito proteso alla conoscenza del proprio spavento? Un urlo solo, è evidente, la nega”.

Michele Mari, La stiva e l’abisso, Einaudi

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