Letture

Spara Edička, scrivi Edička, spera!

CasaLibri - Limonov

Ogni mattina va a piedi fino a Central Park, e si sdraia su un prato usando come cuscino il sacchetto di plastica in cui tiene il suo quaderno. Rimane per ore a guardare il cielo, e sotto il cielo le terrazze dei palazzi per nababbi della Quinta Avenue, dove vivono quelli come i Liberman, che ormai non vede più e il cui mondo raffinato appartiene ai suoi occhi a una remota vita anteriore.

Soltanto un anno prima andava a casa loro nei panni del giovane scrittore dal promettente futuro, marito di una bella donna che sarebbe diventata una famosa modella, e ora è un barbone. Guarda le persone attorno a se, ne ascolta i discorsi, valuta le probabilità che ha ognuna di loro di sfuggire alla sua condizione attuale. Per i barboni, quelli veri, non c’e scampo. Gli impiegati e le segretarie che arrivano all’ora di pranzo per mangiare un sandwich su una panchina faranno un po’ di strada ma non andranno lontano, e del resto non ci pensano nemmeno, ad andare lontano. I due ragazzi con la faccia da intellettuali che discutono e coprono di appunti i fogli su cui devono aver battuto a macchina una sceneggiatura sembrano prendersi molto sul serio: sicuramente ci credono, ai loro dialoghi alla cazzo di cane, ai loro personaggi alla cazzo di cane, e forse fanno bene a crederci, forse sfonderanno, forse vedranno Hollywood, le piscine, le starlette e la cerimonia degli Oscar. In compenso, la tribù dei portoricani che sciorina sul prato tutto un armamentario di coperte, radioline, neonati, thermos – quelli si può stare sicuri che resteranno dove sono. Anche se… chi può mai dirlo? Forse, grazie ai loro sacrifici, quel neonato che frigna nel suo pannolino pieno di merda porterà a termine studi eccezionali e riceverà il premio Nobel per la medicina o diventerà segretario generale dell’Onu. E lui, Eduard, con i suoi jeans bianchi e le sue idee nere, che ne sarà di lui? Quello che sta vivendo è un capitolo tra i tanti della sua vita romanzesca – barbone a New York – oppure è l’ultimo capitolo, l’epilogo del suo libro? Eduard estrae dal sacchetto di plastica il quaderno e, fumando uno spinello comprato da uno dei piccoli spacciatori di cui è diventato amico, comincia a scrivere, appoggiato a su un gomito, tutto quello che ho appena raccontato: il Welfare, l’Hotel Winslow, i miserabili esuli russi, Tanja, e come è arrivato a questo punto. Scrive di getto, senza preoccupazioni letterarie, e presto arriva al secondo, al terzo quaderno, sa che quel racconto sta diventando un libro e che quel libro è la sua unica speranza di salvezza.

Emmanuel Carrère, Limonov, Adelphi

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One thought on “Spara Edička, scrivi Edička, spera!

  1. Lorenzo Lucidi says:

    Senza dubbio una delle cose migliori di Carrère. Vorrei leggere quello su Dick, che ne pensi?

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